JUNIOR BALLETTO DI TOSCANA in
SULLE TRACCE DI DIAGHILEV
Coreografie di: F.
Monteverde, M. Bigonzetti, C. Rizzo, M. Merola
Mercoledì 27 gennaio, ore 21:00 TEATRO DELLE ARTI -
Salerno

LE COREOGRAFIE NEL DETTAGLIO:
“Caso-mai” (nuova creazione 2009)
Coreografia di Michele Merola su musica di Xavier Cugat, Cocorosie e Shigeru Umebayashi.
Un pezzo ironico e leggero. “Per mettere in scena Caso Mai - spiega Merola - mi sono lasciato
ispirare dalla loro giovane età e ho cercato di entrare in un mondo fatto di sogni, desideri, speranze, in cui
l’innamoramento vero spesso è già scritto. Quante volte due persone si incontrano e si perdono per poi
ritrovarsi per sempre? Ho voluto rappresentare l’apparente casualità che prelude alla predestinazione di una
vita insieme e questi ragazzi hanno perfettamente compreso non solo lo spirito della creazione ma anche il mio
linguaggio”.
E all’insegna della veritas
espressiva il balletto scorre ‘in presa diretta’ per quadri e ha come filo conduttore una coppia che, unita
all’inizio, si lascerà per poi riunirsi alla fine sempre accompagnata dallo stesso leitmotiv musicale.
In un divenire continuo si alternano sequenze corali al femminile e al maschile, soli, duetti,
quartetti, in cui i quattordici danzatori, sette ragazzi e sette ragazze, fra prese, lanci, rotazioni, avvitamenti,
posizioni fuori asse, splits, sono chiamati ad esprimere l’attrazione reciproca e a rappresentare le tenzoni
amorose. Quei certamina amoris di ovidiana memoria che, sottolineati dalla colonna sonora di Xavier, Cugat, Cocorosie,
Shigeru, Umebayashi, illuminati dal light design di Andrea Narese ed esaltati dai costumi di Santi Rinciari, riflettono
“l’idiolessi” di Merola. Uno stile coreografico naturale, poeticamente adatto agli splendidi elementi
dello Junior Balletto di Toscana. (G. Gori)
“3D”
Coreografia di Mauro Bigonzetti su musiche di David
Byrne (Kish e Asuka, dal CD The Forest 1991), costumi di K. Millar e L. Swandale, luci di Carlo Cerri.
Passo a tre per due danzatori ed una danzatrice, durata 13 minuti ca., creazione per il BdT nel 1994,
ripreso per l’Aterballetto nel 2002 e quindi per lo Junior BdT nel 2007.
In una dinamica
compositiva serrata e avvincente, questa creazione richiama ed esprime l’eterno scomporsi di un insieme la cui
necessità si fonda però nella esistenza delle diverse entità, attraverso un passo a tre segnato da un
intenso alternare di tensioni e rilassamenti, di contrazioni e slanci, di assoli e precisi sincronismi.
“Le Spectre de la Rose”
Coreografia di Fabrizio Monteverde su
musica di Carl Maria Von Weber, passo a due creazione 2008.
Confermando una rara capacità
innovativa nell’affrontare titoli del più impegnativo repertorio del’900, Fabrizio Monteverde ha creato
una versione coreografica, oltre che nuova, audace, di una delle produzioni più rappresentative della leggendaria
stagione dei Ballets Russes: Le Spectre de la Rose.
Reinterpretando fedelmente la partitura
musicale di C. M. Von Weber, Monteverde incentra un passo a due che evidenzia una materializzazione del desiderio nella
continua ricerca dell’altro: ecco allora che, nell’eterno gioco della seduzione, le dinamiche coreografiche
diventano una rincorsa ed una battaglia per raggiungere l’appagamento di una fanciulla-mantide.
"La sagra della primavera di Igor Stravinsky"
Coreografia di
Cristina Rizzo su musica di Igor Stravinsky. Creazione 2008 per un organico di 12 danzatori.
Perseguendo una linea di ricerca completamente autonoma e sganciata da qualsiasi problematica di stile o
di grammatica del corpo, la Rizzo crea un'unica tessitura, in cui tutti gli elementi (spazio, tempo, luce, composizione,
interprete) assecondano la audace decisione di confrontarsi con una partitura musicale così piena di doppi
sensi.
Non un confronto con la tradizione ma una partenza, assumendo tutto quello che è
già stato visto e già stato detto a proposito della Sagra, mettendo così da parte qualsiasi possibile
interpretazione di una scena rituale.
Nessun racconto, nessun personaggio. Un unisono a più
corpi, un corpo unico, un coro, un corpo strumento che stabilisce la drammaturgia dell'evento sonoro in atto, un
esercizio di concentrazione, una forma collettiva di gesto ripetuto immediatamente decisivo, una propulsione dinamica
con un fiato unico, l'esserci qui e ora all'ennesima potenza.